La storia di Giovanni Anselmi, saltè par aria mai piò catè.

Recital con musica dal vivo.

con

Andrea Anselmi – narratore

Fabiana Bruschi – piano e tastiere

In agosto che clima c’è sul Monte Santo?

Per anni ho creduto che il mio prozio fosse morto sul Monte Grappa, e invece no, è stato scomposto in centinaia di piccoli pezzi da una bomba sul Monte Santo. E i due luoghi sono distanti, ma per il tenore di vita di chi mi ha raccontato la storia non faceva tanta differenza, a gh’ira da badèr lè che significa: non avevamo tempo per indagare, sarebbe stata un occupazione improduttiva e la nostra famiglia non se la poteva permettere…

Giovanni è morto a diciannove anni ma io mi sono accorto che lo immaginavo molto più adulto, per me ne aveva almeno una trentina. Gli scarni racconti di mio nonno non lasciavano trapelare la sua giovane età, non era importante era la normalità.

Durante la raccolta di informazioni sul mio antenato è successa una cosa che non mi aspettavo: di Giovanni Anselmi ne ho trovati undici. Tutti morti nella Grande Guerra. Provenivano per lo più dalla Valle Padana ma anche dalla Toscana, dal Veneto e dal centro Italia. É come se si fosse formata una squadra, li ho adottati.

È molto più facile trovare notizie dei morti che dei vivi, mi è successo anche con altre storie più recenti, è più facile trovare le storie dei reggimenti che delle famiglie, è più facile trovare le storie dei vari fronti di guerra che delle zone abitate dai civili.

Per raccontare quel grumo di storie che va dal ’15 al ’18 ho cominciato a intrecciare le linee generali con quelle personali con i fili delle storie laterali o che di solito non compaiono nella storiografia ufficiale.

Così ho incontrato personaggi sconosciuti come Luigi Luè o Lucia Garelli, ma anche qualcuno più famoso come il tenente Sandro Pertini, che si aggiravano in paesini dai nomi particolari come San Colombano al Lambro, Badia Calavena, Ròdigo.

Raccontare la loro storia personale è come concedergli il diritto di replica, è come consentire all’artigliere Alessandro Ruffini di mandare a ramengo il generale Andrea Graziani, anche se lui forse ce lo aveva già mandato.

…non mi son tolto il sigaro di bocca,

e allora cosa c’è signor generale?

Dimmi mo’ cosa conta adesso, avermi fatto fucilare

adesso che ti han spinto giù dal treno,

eh, si vede che ti han riconosciuto.

Durata dello spettacolo: 1 ora

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